Clara

Per un po’ rimasero in silenzio a bere il caffè. Cholo guardava Clara e si sentiva triste. Non credeva che fosse mai stata felice. I suoi occhi parevano sempre cercare qualcosa che non c’era. Magari sembrava contenta per un po’, quando osservava le figlie o un cavallo giovane; ma  poi le nubi ricominciavano a turbinare dentro di lei e l’espressione contenta lasciava il posto alla tristezza.
Larry McMurtry, Un volo di colombe.

 

c’è questo libro, fuori catalogo da anni in italia, un volo di colombe (lonesome dove), che dal momento in cui ho messo piede in casa inve mi è stato più e più volte rammentato, consigliato, rammentato ancora, riconsigliato, quasi un assillo. come mio solito sono lenta a recepire i messaggi di quasivoglia genere, molto lenta. comunque ci sono arrivata. un affresco con tanti personaggi, tante vite, tante emozioni in queste pagine. c’è fondamentalmente la ricerca di qualcosa o di qualcuno che non si riesce ad avere mai, che viene rifiutato. tutti si muovono ossessivamente verso qualcosa o qualcuno che possa farli felici, dar loro un senso. e soffrono terribilmente. tutti tranne una. clara. clara ha rinunciato subito. si è fermata facendo della sua fattoria un rifugio, per se stessa e per chi di passaggio. e però al vecchio cholo non la si fa franca.

muoversi, fermarsi. inseguire, aspettare. per uno straccio di felicità. che farà come le pare. come sempre.


dove vanno?

dove vanno i due tipi qui sotto? cosa li spinge? chi li guida? non è dato sapere. se incontrate Vulvia provate a chiederlo a lei.
però sono carini. e sono arrivati a decorare ancora un po’ le pareti della camera da letto.


Lazzara

come da titolo lei è Lazzara, primo essere vivente ad aver trovato accoglienza nella nostra casa (primo non considerando una pianta regalataci dagli amici per l’inaugurazione e che non superò i 5 – cinque – giorni di vita… ecco, diciamo il primo essere vivente ad aver superato la prima settimana). e come da nome si intuisce che comunque la sua vita non è per niente facile. comunemente chiamata Rosa di Gerico segue cicli di vita e di ‘morte’ lunghi anche anni.
è successo che, per eccesso di cura, l’abbiamo quasi annegata. da un annetto, seguendo i consigli di una vivaista, la accudiamo a modo. l’abbiamo ripresa per i capelli accettando i danni irrimediabili prodotti. a volte sembra più reattiva, vivace; altre fa fatica, come fosse stanca. resisti ancora piccola, sei forte.


dal promontorio di Howth

[…] il sole splende per te disse lui quel giorno che eravamo stesi tra i rododendri sul promontorio di Howth con quel suo vestito di tweed grigio e la paglietta il giorno che gli feci fare la dichiarazione sì prima gli passai in bocca quel pezzetto di biscotto all’anice e era un anno bisestile come ora sì 16 anni fa Dio mio dopo quel bacio così lungo non avevo più fiato sì disse che ero un fior di montagna sì siamo tutti fiori allora un corpo di donna sì è stata una delle poche cose giuste che ha detto in vita sua e il sole splende per te oggi sì perciò mi piacque sì perché vidi che capiva o almeno sentiva cos’è una donna e io sapevo che me lo sarei rigirato come volevo e gli detti quanto più piacere potevo per portarlo a quel punto finché non mi chiese di dir di sì e io dapprincipio non volevo rispondere guardavo solo in giro il cielo e il mare e pensavo a tante cose che lui non sapeva di Mulvey e Mr Stanthope e Hester e papà e il vecchio capitano Groves e i marinai che giocavano al piattello e alla cavallina come dicevan loro sul molo e la sentinella davanti alla casa del governatore con quella cosa attorno all’elmetto bianco povero diavolo mezzo arrostito e le ragazze spagnole che ridevano nei loro scialli e quei pettini alti e le aste la mattina i Greci e gli ebrei e gli Arabi e il diavolo chi sa altro da tutte le parti d’Europa e Duke street e il mercato del pollame un gran pigolio davanti a Larby Sharon e i poveri ciuchini che inciampavano mezzi addormentati e gli uomini avvolti nei loro mantelli addormentati all’ombra sugli scalini e le grandi ruote dei carri dei tori e il vecchio castello e vecchio di mill’anni sì e quei bei Mori tutti in bianco e turbanti come re che ti chiedevano di metterti a sedere in quei loro buchi di botteghe e Ronda con le vecchie finestre delle posadas fulgidi occhi celava l’inferriata perché il suo amante baciasse le sbarre e le gargotte mezzo aperte la notte e le nacchere e la notte che perdemmo il battello ad Algesiras il sereno che faceva il suo giro con la sua lampada e Oh quel pauroso torrente laggiù in fondo Oh e il mare il mare qualche volta cremisi come il fuoco e gli splendidi tramonti e i fichi nei giardini dell’Alameda sì e tutte quelle stradine curiose e le case rosa e azzurre e gialle e i roseti e i gelsomini e geranii e i cactus e Gibilterra da ragazza dov’ero un Fior di montagna sì quando mi misi la rosa nei capelli come facevano le ragazze andaluse o ne porterò una rossa sì e come mi baciò sotto il muro moresco e io pensavo be’ lui ne vale un altro e poi gli chiesi con gli occhi di chiedere ancora sì e allora mi chiese se io volevo sì dire di sì mio fior di montagna e per prima cosa gli misi le braccia intorno sì e me lo tirai addosso in modo che mi potesse sentire il petto tutto profumato sì e il suo cuore batteva come impazzito e sì dissi sì voglio Sì [...]

James Joyce, Ulisse

(tornato in mente in questi giorni che ripensavo viaggi passati)


run baby run?

eccomi qui, prima di cena, ad aspettare il coinquilino appena sceso di casa vestito e attrezzato di tutto punto per la consueta corsa, seduta in cucina e con la borsa del ghiaccio sulla caviglia gonfia.
non lo avrei mai detto in passato, storicamente allergica a qualsiasi forma di esercizio fisico, ma sono molto contrariata da questo fermo forzato. mi sento così bene dopo, così sciolta, così leggera, così libera da qualsiasi negatività. almeno per quei minuti.

non è giusto che tu, dio dello sport, ti vendichi di me così spietatamente, ecco. pussa via.


nuvole d’argento

Questa qui sopra è la versione unplugged di un brano – un esercito di alberi -  del nuovo album – torno a casa a piedi – di questa Signora. Qui la si segue con attenzione da un decennio, ricevendone indietro sicuro appagamento. Tra pochissimo, il 25 marzo, inizia il tour. Se potete, se siete curiosi ma indecisi, fatevi un regalo.


150 la gallina canta

quando siamo venuti a stare nella casina fiorentina, la prima cosa che notammo sporgendoci alla finestra centrale che affaccia sulla strada fu l’anello portabandiera (sono due in realtà, uno sopra e uno sotto, per fermare l’asta), fissato al muro. novità assoluta, che nessuno dei due aveva mai avuto nelle case abitate in precedenza. pensai che, essendo quegli edifici costruiti presumibilmente nei primi decenni del secolo scorso, forse era consuetudine averlo ed esporre il tricolore nelle celebrazioni ufficiali. pensai anche che sarebbe stato bello almeno una volta usarlo anche noi. e infatti.

ci sono cose che mi piacciono e cose che non, in questo 150esimo anniversario dell’unità. ci sono cose che mi piacciono di questo paese e cose che non. banale.

mi piace che ci siano le finestre addobbate per qualcosa che non sia un mondiale di calcio.

non mi piace che da dopodomani ristaremo tutti qui a buttarci fango addosso.

mi piace che ci sia – ancora – l’Italia.

non mi piace che non ci siano – ancora – gli italiani.

è questione di carattere. un popolo che per la maggior parte non pensi a fregare il prossimo ad ogni occasione, dalle tasse evase al sacchetto della verdura ‘aggiustato’ dopo averlo pesato. un popolo che per la maggior parte consideri il bene comune come bene proprio, che tenga pulito il marciapiede come tiene pulito il salotto di casa, perché sono suoi entrambi.
un popolo che per la maggior parte abbia rispetto di se stesso.

è una rivoluzione culturale che non s’è compiuta mai.

non è questione di retorica, seppure nella forgia di una nazione la retorica giochi un ruolo importante. non è questione di festeggiare. è questione di guardarci nelle palle degli occhi senza scuse e decidere di diventare cittadini.


i lunedì al sole

trattare con cautela. possono nuocere gravemente alla salute.


interno sera

Rovistando nelle vecchie cose.
Cercando tracce di me.
Sono tante e sono niente.
Sono tanta e sono niente.
Tutto in una bolla di sapone.
Essenziale.
Bellissima.


ritorno al futuro

‘nuove’ frontiere del marketing. verso l’ora di pranzo. sotto la cassetta della posta.


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